{"id":7521,"date":"2012-11-12T00:08:37","date_gmt":"2012-11-11T22:08:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7521"},"modified":"2012-11-11T23:50:52","modified_gmt":"2012-11-11T21:50:52","slug":"io-voglio-restare-a-taranto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7521","title":{"rendered":"Io voglio restare &#8230; a Taranto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7522\" title=\"Io voglio restare\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/io-voglio-restare_precari-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/io-voglio-restare_precari-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/io-voglio-restare_precari.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di <em><strong>R. Pezzuto<\/strong><\/em> e <em><strong>S. Romeo<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 novembre si \u00e8 tenuto a Firenze il primo incontro nazionale della campagna \u201cIo voglio restare\u201d. Si tratta dell&#8217;avvio di un percorso che mira a trasformare radicalmente il paese assumendo la condizione giovanile come una delle questioni cruciali che decider\u00e0 dell&#8217;avvenire del paese.<!--more--> Se l&#8217;Italia non sapr\u00e0 offrire opportunit\u00e0 alle giovani donne e ai giovani uomini che la popolano proseguir\u00e0 il declino che ormai da tempo la caratterizza. Fino a che punto non si sa, ma non ci sfugge che in passato il nostro paese \u00e8 stato in grado di bruciare primati conquistati con fatica fino a ridursi a una squallida periferia. La Storia si ripete ogni volta che i suoi attori ne dimenticano le lezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo aderito con convinzione all&#8217;appello \u201cIo voglio restare\u201d. <strong>Lo abbiamo fatto partendo dalla provincia di Taranto, una delle pi\u00f9 disgraziate d&#8217;Italia<\/strong>. Le questioni che la campagna pone infatti sono espresse dal nostro territorio in forma quasi estrema. <strong>Un&#8217;emigrazione giovanile fortissima<\/strong>, che di fatto rappresenta un vero e proprio drenaggio delle energie migliori; <strong>una disoccupazione giovanile che alimenta situazioni di marginalit\u00e0, degrado e disperazione<\/strong>. In questa polveriera \u2013 che ha continuato ad accumularsi nel corso degli ultimi decenni \u2013 la crisi ha innescato un&#8217;esplosione devastante: ora che anche nei principali centri di emigrazione le opportunit\u00e0 vanno facendosi sempre pi\u00f9 scarse il dilemma per una ragazza o un ragazzo di Taranto che deve decidere del proprio futuro diventa ancora pi\u00f9 drammatico. O si espatria o si sprofonda nel limbo dei NEETs \u2013 l&#8217;acronimo anglosassone che indica chi ha finito gli studi, non ha trovato lavoro ed \u00e8 talmente demotivato da non cercarne neanche uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base di tutto questo c&#8217;\u00e8 il modello di sviluppo prevalso negli ultimi decenni nel paese, che trova nella nostra provincia una manifestazione sconcertante. In generale,<strong> il sistema produttivo italiano non \u00e8 stato in grado di promuovere una robusta campagna di innovazione, basando la propria competitivit\u00e0 con i pi\u00f9 attrezzati competitori internazionali sull&#8217;ipersfruttamento dei lavoratori e dell&#8217;ambiente<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Taranto <strong>queste circostanze si trovano saldamente intrecciate nella questione ILVA<\/strong>. A cavallo fra il vecchio e il nuovo secolo \u00e8 stata portata a termine una ristrutturazione complessiva della fabbrica: ha fatto il suo ingresso in stabilimento una nuova giovanissima classe operaia, quasi per nulla sindacalizzata e poco preparata alla durezza del lavoro che le veniva consegnato; contestualmente ILVA ha accentrato a Taranto la totalit\u00e0 della sua produzione di acciaio.<strong> L&#8217;intensificazione dei ritmi di lavoro che ne \u00e8 conseguita, a fronte del mancato radicale ammodernamento degli impianti, ha avuto effetti drammatici sulla sicurezza dei lavoratori e sulla salute loro e dell&#8217;intera cittadinanza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, fuori dai cancelli, la situazione economica della provincia \u00e8 andata degradando progressivamente. A seguito del cambiamento intervenuto nelle Politiche Agricole Comunitarie, l&#8217;agricoltura ionica si \u00e8 trovata a subire la concorrenza delle nuove produzioni provenienti dalle aree periferiche dell&#8217;Unione Europea e dai paesi extracomunitari del bacino del Mediterraneo, uscendo rapidamente fuori mercato. Analogo destino \u00e8 toccato alla manifattura tradizionale (tessile, confezioni, alimentare ecc.). A fronte di tutto questo non vi \u00e8 stato lo sviluppo di un&#8217;economia della conoscenza, che avrebbe potuto dare un impulso all&#8217;innovazione delle imprese agricole e manifatturiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo insieme di circostanze ha alimentato un crescente dualismo sul piano economico:<strong> le sole attivit\u00e0 in grado di restare sul mercato sono a tutt&#8217;oggi le grandi industrie<\/strong>; <strong>sul piano sociale le conseguenze sono state il progressivo inasprimento del ricatto occupazionale<\/strong> nei confronti dei lavoratori di quelle realt\u00e0 e <strong>la spinta all&#8217;emigrazione per tutti gli altri<\/strong>; sul piano ecologico, gli esiti nefasti di quel modello sono sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo ricercare una causa per tutto questo ci si viene a scontrare con l&#8217;indirizzo conservatore costruito e difeso dai gruppi che hanno diretto (in ambito politico, economico e culturale) il territorio nel corso degli ultimi decenni. La direzione imboccata si riassume in un \u201classeiz faire\u201d straccione: le imprese grandi e piccole hanno potuto decidere i propri investimenti in base alla convenienza del momento, ignorando che le sfide aperte dall&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nell&#8217;Euro, dal progressivo ampliamento dell&#8217;Unione Europea e dalla rapida emersione di nuove potenze economiche avrebbero richiesto uno sforzo di innovazione che nessuna delle realt\u00e0 presenti nel territorio ha voluto o saputo affrontare. Si \u00e8 preferito che questo modello mostrasse per intero la sua insostenibilit\u00e0 piuttosto che avviare per tempo strategie volte ad arrestare il declino. <strong>Sarebbe stata necessaria una politica agricola mirata a specializzare le produzioni attraverso l&#8217;impiego di personale competente e a costituire consorzi che consentissero di sostenere i costi della ristrutturazione del settore<\/strong>; sarebbe servita <strong>una politica industriale che sollecitasse l&#8217;innovazione di processo e di prodotto<\/strong> \u2013 attraverso la promozione di attivit\u00e0 di Ricerca e Sviluppo \u2013 <strong>e l&#8217;irrobustimento delle imprese minori<\/strong>; sarebbe stata indispensabile <strong>una politica ambientale che imponesse alle grandi industrie <\/strong>(ILVA, in primis)<strong> una radicale modernizzazione del ciclo produttivo<\/strong>. Ma queste trasformazioni avrebbero richiesto la messa in discussione di vecchi e consolidati equilibri: piuttosto che esporsi ai rischi legati all&#8217;innovazione, buona parte dell&#8217;impresa presente in loco ha preferito continuare a spremere i lavoratori e l&#8217;ambiente e a rigettare come superflui i contributi dei giovani preparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forze politiche che hanno governato il territorio in questi anni d&#8217;altra parte hanno concesso piena agibilit\u00e0 a questo atteggiamento, utilizzando spesso e volentieri le risorse pubbliche per sostenere quel sistema e legare saldamente a s\u00e9 gli interessi economici prevalenti (si veda l&#8217;intera vicenda del dissesto del Comune capoluogo). All&#8217;occorrenza non hanno mancato di cedere alla corruzione, chiudendo entrambi gli occhi di fronte alla catastrofe in atto sul piano ambientale. Quelle stesse risorse dissipate per ingrassare un sistema marcio, incanalate in una strategia di modificazione del modello di sviluppo, avrebbero potuto e dovuto alimentare nuove opportunit\u00e0, a partire dalla promozione di sedi universitarie qualificate (addette non solo alla formazione, ma anche alla ricerca e all\u2019applicazione) in grado di studiare e offrire soluzioni alle esigenze del territorio \u2013 in primis, alla drammatica questione ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci si chiede come mai tutto questo sia potuto passare senza un&#8217;opposizione forte in primo luogo da parte dei soggetti pi\u00f9 penalizzati dal modello dominante, non si pu\u00f2 non considerare la funzione che l&#8217;emigrazione ha svolto come valvola di sfogo per le tensioni sociali. <strong>Piuttosto che rivendicare opportunit\u00e0 all&#8217;interno del proprio territorio, per i giovani della provincia jonica \u00e8 stato senz&#8217;altro pi\u00f9 facile fare le valigie e partire, per cogliere le occasioni offerte da ambienti pi\u00f9 vivaci<\/strong>. In questo modo la societ\u00e0 civile locale \u00e8 andata progressivamente impoverendosi ed \u00e8 venuto meno un elemento di ostacolo per la strategia di conservazione dei gruppi di potere. Al contempo per\u00f2 si \u00e8 spalancata una voragine di fronte a quel sistema. Non solo infatti si \u00e8 disperso un possibile contributo di conoscenze e competenze che avrebbe sollecitato lo sviluppo delle attivit\u00e0 presenti nel territorio, ma lo stesso mercato locale ha subito contraccolpi negativi:<strong> la domanda di beni e servizi espressa dai pi\u00f9 giovani \u00e8 andata infatti ad alimentare la crescita di altre aree del paese<\/strong>. Con la conseguente limitazione del mercato locale si \u00e8 manifestato un ulteriore fattore di accelerazione del declino della provincia jonica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve,<strong> l\u2019emigrazione \u00e8 il fulcro del circolo vizioso che da almeno due decenni caratterizza la provincia jonica<\/strong>. La situazione di Taranto, d\u2019altra parte, esprime una tendenza emblematica di tutte le aree periferiche del paese (a cominciare dalle province meridionali) \u2013 e che la crisi sta estendendo all\u2019Italia intera. La radice comune \u00e8 un modello basato sull\u2019intreccio perverso fra poteri pubblici e interessi economici: i primi si sono limitati a tutelare e favorire i secondi, anche quando questi perseguivano obbiettivi chiaramente dannosi per il paese. Si \u00e8 lasciato cos\u00ec che le imprese continuassero a investire briciole in Ricerca e Sviluppo, che preservassero strutture e modi di operare antiquati, che scaricassero le proprie inefficienze sui lavoratori e sull\u2019ambiente, che coltivassero livelli indecenti di evasione fiscale. Lo si \u00e8 fatto non solo con la tolleranza, ma con politiche mirate a frammentare il mercato del lavoro, a destrutturare quello che resta della formazione e della ricerca pubbliche, a consentire l\u2019aggressione del paesaggio. Si \u00e8 cos\u00ec consolidato un sistema di potere che tiene saldamente insieme i vertici delle principali forze politiche, apparati dello Stato e soggetti economici piccoli e grandi. Un sistema che ha costituito un ostacolo impermeabile all\u2019emersione di forze di rinnovamento. E\u2019 questo il muro da abbattere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per farlo occorre attivarsi e organizzarsi. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 continuare a considerare<strong> l\u2019emigrazione<\/strong> come un fatto naturale, ma finalmente guardarla in faccia per ci\u00f2 che \u00e8:<strong> uno strumento che i gruppi che detengono il potere in Italia utilizzano per auto-conservarsi<\/strong>. E\u2019 necessario dunque iniziare a strutturare da subito la campagna \u201cIo voglio restare\u201d in ogni provincia del paese, conferendole alcuni obbiettivi chiari, che sorgano dal confronto fra istanze territoriali e necessit\u00e0 di unit\u00e0 d\u2019azione a livello nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito \u00e8 bene tenere conto della necessit\u00e0 di creare argini immediati al deflusso di giovani energie o, peggio, alla loro sistematica sottoutilizzazione. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 urgente per le aree meno avanzate del paese. Questo obbiettivo lo si pu\u00f2 perseguire nel breve periodo e agendo sulle istituzioni territoriali attraverso tentativi di organizzazione della societ\u00e0 civile su proposte concrete. Il nucleo attorno a cui far ruotare le proposte potrebbe essere la promozione di iniziative sociali che offrano un immediato riscontro ai soggetti coinvolti: spazi per l\u2019arte e la cultura; biblioteche popolari; cooperative di produzione agricola collegate a gruppi di acquisto solidale; attivit\u00e0 di artigianato o microimpresa; microcredito e finanza etica ecc. Per quanto \u201cpiccole\u201d (e all\u2019apparenza ininfluenti dal punto di vista \u201cmacro\u201d), queste iniziative avrebbero il valore di consolidare un tessuto sociale laddove questo \u00e8 stato profondamente squassato dai movimenti migratori degli ultimi decenni. Si tratterebbe di mezzi attraverso i quali fornire una base materiale (di relazioni, di consenso e di risorse) alle rivendicazioni generali (innovazione e conversione ecologica del sistema produttivo, rilancio della formazione e della ricerca, reddito ecc.) che interessano la nostra generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; questa, secondo noi, la sfida con cui \u201cIo voglio restare\u201d deve misurarsi nell&#8217;immediato. Solo immergendosi nella societ\u00e0 e contribuendo alla sua ristrutturazione questa campagna riuscir\u00e0 a costruire quella incisivit\u00e0 necessaria a perseguire obbiettivi quanto mai ambiziosi. E&#8217; su questa base che noi in prima persona lavoreremo per dare corpo e anima a questo percorso, chiedendo a tutte le energie positive del nostro territorio di collaborare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"www.vogliorestare.it\/\"><cite>www.<strong>vogliorestare<\/strong>.it<\/cite><\/a><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7521&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di R. Pezzuto e S. Romeo Il 10 novembre si \u00e8 tenuto a Firenze il primo incontro nazionale della campagna \u201cIo voglio restare\u201d. 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