{"id":7832,"date":"2012-12-03T01:52:01","date_gmt":"2012-12-02T23:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7832"},"modified":"2012-12-03T02:06:43","modified_gmt":"2012-12-03T00:06:43","slug":"decreto-ilva-una-non-soluzione-che-aggrava-la-crisi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7832","title":{"rendered":"Decreto ILVA: una non-soluzione che aggrava la crisi"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7833\" title=\"corradoclini\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/corradoclini-300x156.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"156\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>di <strong>Luca Solcacielo e Ciccio Munaf\u00f2<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il decreto d\u2019urgenza con cui il governo tecnico a guida Monti ha cercato di dipanare la matassa della \u201cquestione ILVA\u201d rischia paradossalmente di aggravare una situazione gi\u00e0 drammatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il provvedimento, gi\u00e0 ribattezzato \u201csalva-ILVA\u201d, assume l\u2019Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) concessa lo stesso ottobre come vincolo ultimo, innestando su questa degli elementi straordinari. <strong>Vediamo quali.<\/strong><!--more--><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si consente ad ILVA di produrre e commercializzare laminati fino alla scadenza della stessa AIA, in deroga ai provvedimenti di sequestro ordinati dalla Magistratura. Nel frattempo per\u00f2 che ne sar\u00e0 dei prodotti e dei semilavorati sequestrati qualche giorno fa? E&#8217; materiale realizzato quando gli impianti erano ancora \u201csigillati\u201d: il dissequestro di quelle merci dovrebbe quindi implicare un principio (illegale) di retroattivit\u00e0. Andrebbero dunque semplicemente accantonati, con conseguente danno economico per l&#8217;azienda.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;Ilva \u00e8 vincolata ad attuare l<strong>&#8216;AIA<\/strong>, pena il decurtamento del <span style=\"text-decoration: underline;\">10% del fatturato<\/span> \u2013 una cifra che, dato il trend degli ultimi esercizi, si aggira intorno agli 800\/900 milioni di Euro, pari agli utili che il gruppo ha maturato negli anni del boom del mercato siderurgico (2006\/2007). Va da s\u00e9 che un\u2019ammenda del genere porterebbe la societ\u00e0 a non poter far fronte all\u2019impegno dell\u2019attuazione dell\u2019AIA; si aprirebbero quindi scenari inediti. Inclusa la possibilit\u00e0 di esproprio, dal momento che il decreto cita espressamente gli artt. 41 e 43 della Costituzione, che prevedono questa misura.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Tale prospettiva \u00e8 tutt\u2019altro che improbabile, dato che a tutt\u2019oggi l\u2019azienda non ha presentato ancora un piano industriale (con relativa copertura finanziaria e piano degli esuberi temporanei). Se a ci\u00f2 sommiamo l&#8217;attuale situazione economica di ILVA (tutt&#8217;altro che brillante) e la congiuntura che il mercato dell&#8217;acciaio sta attraversando, qual \u00e8 la reale capacit\u00e0 dell\u2019azienda di far fronte ai lavori necessari nei tempi prestabiliti? E\u2019 questo il vero punto nodale attorno al quale la vicenda potrebbe presto avvitarsi.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;intero processo di adeguamento sar\u00e0 seguito da un \u201cgarante\u201d, che dovrebbe vigilare sull&#8217;attuazione dell&#8217;AIA \u2013 che stabilisce termini precisi per l&#8217;ammodernamento dei diversi impianti. Questa figura avr\u00e0 a disposizione un certo fondo (600 mila Euro in tre anni), che dovrebbe garantirle di procedere in autonomia ai controlli \u2013 si presume dunque che verr\u00e0 creata una struttura tecnica di supporto. Una cosa per\u00f2 non \u00e8 chiara: i controlli saranno di natura meramente industriale \u2013 cio\u00e8 riguarderanno i lavori di rifacimento\/trasformazione degli impianti e delle pratiche operative \u2013 o verranno estesi anche alla sfera societaria? La questione non \u00e8 di lana caprina, dal momento che a tutt&#8217;oggi l&#8217;azienda ha annunciato cifre assolutamente inadeguate a coprire lo sforzo che sar\u00e0 necessario per mettere a norma il siderurgico jonico (la punta pi\u00f9 alta sono stati i 460 milioni prospettati da Ferrante alla fine di questa estate, che per\u00f2 dovevano servire a ottemperare prescrizioni previste dalla vecchia AIA \u2013 concessa nell\u2019agosto 2011 con quattro anni di ritardo rispetto alla scadenza fissata dalle autorit\u00e0 europee).<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00a0Tutte queste considerazioni rischiano per\u00f2 di essere complicate dalla possibile inefficacia del decreto \u2013 nonostante la sicurezza ostentata dall\u2019esecutivo. Se infatti, come appare probabile, la Procura di Taranto ricorrer\u00e0 alla Corte Costituzionale contro il provvedimento, questo potrebbe essere considerato nullo e si tornerebbe punto e a capo. Inoltre il ricorso alla Consulta potrebbe rappresentare un alibi con il quale l\u2019azienda andrebbe a giustificare alcuni ritardi nell\u2019applicazione dello stesso decreto \u2013 per esempio, ILVA potrebbe denunciare una difficolt\u00e0 di accesso al credito, come ha gi\u00e0 fatto in riferimento ai pronunciamenti e ai sequestri delle aree da parte della Magistratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Da quanto detto emerge che un \u201clieto fine\u201d per l\u2019ILVA targata Riva \u00e8 solo una remota possibilit\u00e0. Da una parte, le reticenze dell\u2019azienda sul piano industriale alimentano qualcosa di pi\u00f9 che un semplice timore \u2013 d\u2019altra parte lo studio dei bilanci pubblici ha rivelato che la capacit\u00e0 di investimento della societ\u00e0 al momento sarebbe in grado di mobilitare poco pi\u00f9 di 1 miliardo di Euro (Passera ha ribadito che ne servono almeno tre volte tanti per la messa a norma di Taranto). Dall\u2019altra, l\u2019eventuale annullamento del decreto ristabilirebbe lo stallo in cui ci troviamo, per cui la propriet\u00e0 sarebbe costretta a fermare gli impianti e impiegare da subito cifre di cui per\u00f2 non dispone pienamente, senza per giunta la possibilit\u00e0 di commercializzare i prodotti. Insomma, in un caso o nell\u2019altro si renderebbe necessario l\u2019intervento di un soggetto terzo per attuare la completa messa a norma dello stabilimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>A questo punto si aprono tre possibili scenari:<\/strong><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un nuovo acquirente per l\u2019intera societ\u00e0 ILVA, che abbia capacit\u00e0 adeguate a sostenere i costi della messa a norma. Ma chi &#8211; nella ricordata fase di congiuntura &#8211; sarebbe interessato a uno stabilimento su cui ci sono da fare miliardi di investimenti, mentre persiste una situazione compromessa dal punto di vista giudiziario? Piuttosto farebbe comodo a molti concorrenti che capacit\u00e0 produttive di quella proporzione sparissero d\u2019ambl\u00e9e, in modo da allentare almeno un po&#8217; la grave situazione di sovracapacit\u00e0 che in questo momento affligge la siderurgia (in particolare quella europea).<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un socio, che entri nel capitale della societ\u00e0 portando la liquidit\u00e0 necessaria a realizzare gli investimenti previsti. Questa prospettiva sembrava essersi affacciata nelle settimane precedenti il sequestro delle merci, quando si erano fatte molto insistenti le voci sull&#8217;ingresso in societ\u00e0 della brasiliana Vale, una delle tre multinazionali che controllano il mercato mondiale del minerale di ferro. Sarebbe una possibile soluzione, che tuttavia non considera il problema in assoluto pi\u00f9 importante. Il punto, taciuto da (quasi) tutti \u00e8 che a tutt&#8217;oggi ILVA \u00e8 un&#8217;impresa senza imprenditore \u2013 con ci\u00f2 non si intenda semplicemente un \u201cuomo solo al comando\u201d, ma un intero gruppo dirigente. La \u201cvecchia guardia\u201d \u00e8 agli arresti \u2013 o addirittura, come nel caso di Fabio Riva, in latitanza \u2013 e non si capisce bene chi, quando e come potrebbe subentrarle. D\u2019altra parte il rapporto con gli stessi azionisti di minoranza sembra tutt\u2019altro che sereno. Gli effetti di questa situazione sono palpabili in stabilimento, dove la catena del comando \u2013 in passato quasi militare \u2013 negli ultimi giorni si \u00e8 pressoch\u00e9 dissolta. Il problema non \u00e8 di secondaria importanza, dal momento che per portare a termine un piano industriale che si propone di ridisegnare complessivamente la struttura produttiva di uno dei pi\u00f9 grandi gruppi della siderurgia europea serve una leadership forte, riconosciuta, dotata di una visione strategica. Insomma, prima ancora di fare piani d&#8217;impresa, \u00e8 urgente trovare chi li elabori e li attui ad ogni livello (produttivo, commerciale, logistico, di gestione del personale ecc.). E\u2019 materia tanto complessa che deve essere trattata da un soggetto con la necessaria predisposizione e lucidit\u00e0, caratteristiche che sicuramente non possiamo annoverare tra la famiglia Riva, allo stato attuale e in prospettiva \u2013 tenuto conto che il filone di inchiesta sul sistema di corruzione realizzato dall\u2019azienda \u00e8 ancora alle sue battute iniziali e impegner\u00e0 a lungo i membri dell\u2019attuale gruppo dirigente.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se la siderurgia \u00e8 un settore strategico e irrinunciabile per il sistema paese occorrerebbe, in ultima analisi, \u201ccreare\u201d un imprenditore che sia in grado di affrontare la sfida dell\u2019ammodernamento dello stabilimento di Taranto e della ristrutturazione complessiva del gruppo. Insomma, un soggetto che si assuma un rischio di impresa al momento altissimo tanto per l\u2019entit\u00e0 degli investimenti quanto per le condizioni sfavorevoli del mercato; e che agli occhi della comunit\u00e0 locale e nazionale superi la \u201clogica del profitto\u201d \u2013 cio\u00e8 la massimizzazione dei guadagni nel breve periodo \u2013 impegnandosi a perseguire l\u2019obbiettivo strategico di rendere lo stabilimento jonico assimilabile ai pi\u00f9 avanzati centri siderurgici del mondo. Per farla breve, l&#8217;unica soluzione ragionevole \u00e8 l&#8217;intervento diretto dello Stato, che porti alla creazione di una societ\u00e0 di tipo nuovo rispetto all\u2019ILVA dei Riva, fortemente caratterizzata da un fine sociale nei confronti del territorio e dei lavoratori.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Posto che questa \u00e8 la soluzione a cui si dovrebbe arrivare per risolvere una volta per tutte la \u201cquestione ILVA\u201d, il decreto ha introdotto degli ulteriori elementi di complicazione superflui, se non addirittura dannosi. Si \u00e8 dato il via a un pericoloso conflitto fra organi dello Stato, il cui esito \u00e8 al momento tanto indecifrabile quanto inquietante; si \u00e8 alimentato un senso di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della massima istituzione politica del paese, che sembra non essere in grado di mantenere un equilibrio tra diritti costituzionali, ma piuttosto di propendere per una parte soltanto (Lavoro e Impresa su Salute e Ambiente); si \u00e8 esasperato il sentimento di insofferenza nei confronti della politica, legittimando come interlocutori personalit\u00e0 che risultano coinvolte nel pervasivo sistema di potere creato dall\u2019azienda a tutti i livelli; si \u00e8 gettata benzina sul fuoco dello scontro fra lavoratori e comunit\u00e0 locale e tra comunit\u00e0 diverse (a Taranto non \u00e8 stata molto gradita l\u2019esultanza dei lavoratori di Genova alla notizia dell\u2019approvazione del decreto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">In conclusione, il decreto non offre una soluzione, ma semplicemente rimanda nel tempo il nodo che andava affrontato qui ed ora. In compenso, innesca una serie di reazioni negative che rischiano di compromettere la riuscita dell\u2019unica operazione capace di sbrogliare la matassa. Un futuro intervento pubblico su ILVA infatti potrebbe pagare lo scotto di tutti gli elementi negativi su elencati, venendo percepito esso stesso come l\u2019ennesima imposizione \u2013 o un intervento in emergenza \u2013 anzich\u00e9 come l\u2019unica soluzione risolutiva e ragionevole al problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7832&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Solcacielo e Ciccio Munaf\u00f2 Il decreto d\u2019urgenza con cui il governo tecnico a guida Monti ha cercato di dipanare la matassa della \u201cquestione ILVA\u201d rischia paradossalmente di aggravare una situazione gi\u00e0 drammatica. 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