{"id":7909,"date":"2012-12-10T00:57:06","date_gmt":"2012-12-09T22:57:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7909"},"modified":"2012-12-10T11:52:04","modified_gmt":"2012-12-10T09:52:04","slug":"alziamo-la-testa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7909","title":{"rendered":"Alziamo la testa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7910\" title=\"giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-foto_5125_1\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-foto_5125_1-300x270.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"270\" \/><\/p>\n<p><em>di <strong>Sally<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Un amico mi ha chiesto di scrivere un articolo, e io subito ho addotto la scusa di avere, cito testualmente,\u201d un cazzo di blocco dello scrittore\u201d.Vero, ma poi pensandoci mi sono ritrovata con un&#8217;idea fissa in testa, nata ormai diversi giorni fa, precisamente il 25 novembre. La giornata mondiale contro la violenza sulle donne.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 un articolo, in effetti, ma nemmeno \u00e8 una confessione, badate bene, n\u00e9 una liberazione. <!--more-->Solo qualcosa da raccontare, e se non la metto gi\u00f9 adesso non riuscirei mai pi\u00f9 a parlare di altro.<\/p>\n<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Estate fra la quarta e la quinta elementare, profumo di pini e pomeriggio assolato.<\/p>\n<p>In uno scantinato, quattro ragazzi poco pi\u00f9 grandi di me mi insegnano parole che non avrei mai voluto sentire, ma soprattutto mi insegnano che il mio corpo, fino ad allora complice ed alleato per arrampicarmi sugli alberi, giocare a nascondino e imparare cose nuove, pu\u00f2 racchiudere un dolore infinito. Un dolore profondo, intimo, malvagio, che ti scava dentro e butta fuori ogni gioia, ogni scoperta, ogni stupore. Di colpo rinsecchisci, come un ramo che si spezza un po&#8217;, non quanto basta per cadere, ma tanto per non ricevere pi\u00f9 linfa. Le mani e i piedi sembrano buttati alla rinfusa intorno al tuo petto, caldo e dolorante. Senti battere il cuore, forte, preoccupato ti avvisa che sei ancora viva. Pensi che non potrai mai pi\u00f9 sorridere, che non potrai mai pi\u00f9 giocare. Pensi che il tuo mondo non ha pi\u00f9 colori, che non ci saranno mai pi\u00f9 sorrisi appena alzata, a salutare un altro giorno di piccole difficolt\u00e0 e grandi scoperte. Ti domandi perch\u00e8, cosa hai fatto. Chi ti ha punito cos\u00ec? Come puoi aver fatto tanto male, nella tua minuscola vita, da meritarti un castigo simile? Poi non pensi pi\u00f9 niente, piangi. Di un pianto diverso, difficile, che viene da una caverna dentro, di cui non conoscevi l&#8217;esistenza. E che da quel momento ti accompagner\u00e0 per sempre, perch\u00e8 hai scoperto cos&#8217;\u00e8 la morte. E cos&#8217;\u00e8 la paura.<\/p>\n<p>Sono cresciuta, e per anni ho tenuto dentro quel dolore, silenzioso, in testa e nel ventre.<\/p>\n<p>Ero un&#8217;adolescente complicata e incasinata, e mio padre, che era stato abituato a risolvere le cose cos\u00ec, e aveva vissuto in un mondo difficile, spesso mi lasciava in faccia e sul corpo i segni del fatto che non sapeva come gestirmi.<\/p>\n<p>Io la maggior parte delle volte mi nascondevo, mi rattrappivo, fuggivo, chiudevo a chiave le porte. Anche mia madre aveva un passato, e a volte, quando mio padre si infuriava, leggevo nei suoi occhi lo stesso terrore che c&#8217;era nei miei. Lei non si muoveva, mi vedeva li, dolorante, da sola a mettere il ghiaccio sul labbro o sull&#8217;occhio, ed era come immobilizzata. Come se mi stesse chiedendo scusa in silenzio, e lentamente scivolando in un senso di colpa eterno, quello che accompagnava anche me.<\/p>\n<p>E per il mio dolore, per quello di mia madre, per quello di sua madre, a 17 anni ho alzato la testa, l&#8217;ho guardato negli occhi e ho detto:\u201d Picchiami ancora, tanto non puoi pi\u00f9 farmi male\u201d. Da quel giorno neanche uno schiaffo. Poi, poco tempo dopo, sono andata via. Mio padre, facendo un enorme sforzo per un uomo cresciuto nel suo tempo, mi ha chiesto scusa con le lacrime agli occhi. Ed \u00e8 cambiato. Radicalmente. Nonostante la lontananza non c&#8217;\u00e8 giorno che non dimostri quanto abbia recepito il dolore che ha provocato, e quanto sia profondamente pentito di aver seguito una strada, l&#8217;unica che conosceva, che non gli corrispondeva. Io tanto l&#8217;ho gi\u00e0 perdonato, quando ho visto il suo sguardo quel giorno. Aveva capito, e pi\u00f9 tardi avrebbe anche conosciuto il mio passato.E avrebbe trasformato, diciamocelo schiettamente, il mio senso di colpa nel suo. Adesso, da molti anni a questa parte, \u00e8 un padre adorabile, che parla le ore al telefono solo per sapere come sto, che non ha paura di abbracciare una figlia mai abbracciata prima dei 17 anni.<\/p>\n<p>Purtroppo non tutti gli uomini che sbagliano riescono a cambiare. Alcuni non si troveranno mai di fronte alla verit\u00e0. Alcuni non capiranno mai la bassezza alla quale sono disposti a scendere per un minuto di piacere, o per uno strano istinto di supremazia. Alcuni sono spietati, punto. Come quei ragazzi di tanti anni fa, scusa non me l&#8217;hanno mai detto.<\/p>\n<p>Ma sono loro a sbagliare, donne. Non noi. Non c&#8217;\u00e8 un motivo al mondo, uno, dico davvero, per cui un uomo possa arrivare a violentare o distruggere la faccia ad una donna, non c&#8217;\u00e8 giustificazione che tenga, non c&#8217;\u00e8 scusa plausibile.<\/p>\n<p>E qui arrivo al punto in cui vi spiego perch\u00e8 questo \u201carticolo\u201d non \u00e8 firmato.<\/p>\n<p>Non mi vergogno di quello che ho scritto, non lo rinnego. Ma vorrei non avere un volto, un nome.Vorrei essere una delle tante. Perch\u00e8?<\/p>\n<p>Primo. Per gli uomini che ancora non sono cambiati.<\/p>\n<p>Per mia sfortuna, pur essendo pacifista convinta, ho spaccato il naso a un tizio perch\u00e8 mi voleva far sentire come la bimba di tanti anni fa. Beh, suppongo non lo rifar\u00e0 tanto presto. Non voglio avere un volto pr oprio per essere una minaccia, perch\u00e8 tutte possano sentirsi come me, forti, pronte a difendersi.Con tutti i mezzi. Quindi, uomo avvisato. Pensaci due volte.<\/p>\n<p>Secondo. Per le donne che ancora non sono cambiate.<\/p>\n<p>Voglio che mi sentiate, davvero, e se non sapete chi sono posso essere chiunque. Sono la donna che vi sta di fianco col carrello, quella seduta al cinema, quella seduta alla scrivania di fronte alla vostra, quella che sposta i bancali con voi. Sollevo lo sguardo, vi sorrido. Non siete pi\u00f9 sole. Non lo siamo pi\u00f9. Alziamo la testa insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7909&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sally Un amico mi ha chiesto di scrivere un articolo, e io subito ho addotto la scusa di avere, cito testualmente,\u201d un cazzo di blocco dello scrittore\u201d.Vero, ma poi pensandoci mi sono ritrovata con un&#8217;idea fissa in testa, nata ormai diversi giorni fa, precisamente il 25 novembre. 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