{"id":7993,"date":"2012-12-17T03:24:04","date_gmt":"2012-12-17T01:24:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7993"},"modified":"2012-12-17T03:39:15","modified_gmt":"2012-12-17T01:39:15","slug":"il-problema-delle-bonifiche-industriali-dallilva-di-taranto-al-resto-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7993","title":{"rendered":"Il problema delle bonifiche industriali: dall\u2019ILVA di Taranto al resto d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7997\" title=\"italsider\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/italsider-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>di <strong>Morris Franchini<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Esiste un punto d\u2019equilibrio tra le esigenze del lavoro e quelle dell\u2019ambiente? Quale \u00e8 il confine tra chi fa le leggi e chi le deve far rispettare? Sebbene il \u201cDecreto Salva-ILVA\u201d, con tutti gli emendamenti possibili ed immaginabili, sia molto limitato, criticabile da molti punti di vista e che vi si ravvisano dei dubbi riguardanti la sua effettiva costituzionalit\u00e0, permette oltre a dare temporaneamente un po\u2019 di respiro ad una situazione surreale e difficile<!--more-->, di incanalarsi in un percorso che si spera sia virtuoso. Fondamentale sar\u00e0 realizzare un programma di gestione degli impianti che riduca drasticamente i livelli di inquinamento ed avvii \u2013 finalmente \u2013 le famose bonifiche. Staremo a vedere, con la speranza che si attivino tutte le misure di vigilanza che la gravit\u00e0 della situazione richiede: dei lavoratori, dei cittadini e della Magistratura. Ma bisogna che si faccia adesso, perch\u00e9 la situazione si aggrava sempre pi\u00f9. Proprio in questi giorni altre capi di ovini, appartenenti al gregge di Statte e di Monteiasi, saranno abbattute in seguito all\u2019accertamento da parte dell\u2019ASL di Taranto della presenza \u2013 oltre i limiti \u2013 di diossina e Pcb. Ci\u00f2 comporter\u00e0 altra perdita di occupazione, altra perdita di economia e, soprattutto \u2013 al contrario di quel che va affermando il Ministro dell\u2019Ambiente Clini \u2013 rivela un\u2019emergenza ambientale e sanitaria attualissima e ben presente. La diossina\u2026gi\u00e0\u2026quella sostanza tossica, persistente, che ha la caratteristica di accumularsi nella catena alimentare, e nell\u2019essere umano si deposita nel grasso corporeo con effetto di sommatoria temporale. Essa, dal punto di vista molecolare, si lega ad un recettore di membrana cellulare e agisce sui fattori di trascrizione dei geni modificandone l\u2019azione e l\u2019espressione. Si \u00e8 potuto osservare che in senso epidemiologico \u00e8 collegata con una aumentata incidenza di endometriosi e conseguente aumento della sterilit\u00e0 femminile e con una aumentata incidenza di carcinoma della mammella e di linfoma \u201cnon Hodgkin\u201d i quali dati, a Taranto, sembrano essere pi\u00f9 che mai confermati. Vi \u00e8 stata, come ricordato prima, contaminazione di ovini e di mitili, con uccisione di interi allevamenti e sequestro di coltivazioni, azioni \u201cmediatiche\u201d ma che non risolvono affatto il problema della persistenza dell\u2019inquinamento. La vita media della diossina \u00e8 di circa 11 anni sulla superficie del terreno e di circa 100 nel sottosuolo. Come saranno le falde acquifere del territorio tarantino? Ma, soprattutto, quale sar\u00e0 la procedura di bonifica dei quartieri adiacenti il siderurgico, dove l\u2019inquinamento da diossina \u00e8 stato quasi tre volte superiore a quello tristemente famoso di Seveso e protratto nel tempo dal 1961? Quali sono gli scenari per i lavoratori, dato le precariet\u00e0 dei Consorzi di Bonifica, che non vedono rinnovato il loro Contratto Nazionale da un anno? In Italia \u2013 per quanto riguarda il problema bonifiche \u2013 non esiste solo l\u2019ILVA. Da una stima nazionale sono ben 15122 i siti industriali potenzialmente inquinati. Di questi, 57 sono dichiarati \u201cSiti di interesse nazionale\u201d (Sin). Anche in essi si concentrano segmenti strategici del sistema produttivo nazionale, dall\u2019industria chimica a quella petrolifera, dall\u2019energetico al siderurgico e anche a essi sono interessati decine di migliaia di lavoratori e interi sistemi economici locali. Coinvolgono contesti ambientali e territoriali e in moltissimi casi di valore eccezionale, sia sotto il profilo naturalistico che storico-culturale. Sono pari a circa 500mila ettari le aree a terra perimetrate. Corrispondono a poco meno del 2% del territorio nazionale. E sono circa 90mila ettari la perimetrazione delle aree a mare. Circa 2,2 miliardi di euro \u00e8 invece l\u2019importo stanziato dal Ministero dell\u2019Ambiente dal 2001 ad oggi. La somma \u00e8 destinata agli interventi pubblici o di interesse pubblico. I privati, inoltre, sono tenuti a intervenire con propri investimenti. Su circa 20 \u201cSin\u201d il Ministero ha concluso il suo compito, ma l\u2019attivit\u00e0 non \u00e8 finita. Anzi, spesso non \u00e8 nemmeno cominciata. Difatti per legge (Decreto 152 del 2006) la competenza \u00e8 passata a Province e ARPA. Da quel momento in poi, spesso, tutto si \u00e8 fermato o quasi. Ad esempio, la CGIL, nel 2000, con il convegno su Porto Marghera, chiese e ottenne il Piano Nazionale delle Bonifiche. Sono passati 12 anni e in nessun sito nazionale si \u00e8 conclusa la bonifica, a parte gli esempi positivi di Manfredonia e Porto Torres. Si pensi, ad esempio, alla tanto decantata Bagnoli che \u00e8 ancora in attesa di concludere il suo complesso <em>iter<\/em> di bonifica e rilancio dell\u2019area. Un bilancio fallimentare, la cui responsabilit\u00e0 ricade in larga parte sulla politica e sui dirigenti delle imprese coinvolte. Dunque, una stima approssimativa sul territorio nazionale indica circa 10000 siti contaminati. Per quanto riguarda il contributo delle varie attivit\u00e0 alla contaminazione, il 30% circa \u00e8 dovuto all\u2019apporto dell\u2019industria chimica e siderurgica, il 20% \u00e8 determinato dai prodotti dell\u2019industria petrolifera, il 15% riguarda la produzione energetica e a seguire un 20%, distribuito su tutto il territorio nazionale, attribuibile ai punti vendita di carburanti, che sono situati anche in ambiente urbano. Per il 60%, dunque, la contaminazione del suolo, sottosuolo, acque sotterranee e sedimenti \u00e8 dovuta ad attivit\u00e0 industriali e allo smaltimento di rifiuti derivanti da queste. Dai dati provenienti dalla Commissione parlamentare d\u2019inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti relativa al 2012 \u2013 ad esclusione dei Sin (\u201cSiti di interesse nazionale\u201d) &#8211; risulta che: i \u201csiti potenzialmente contaminati\u201d in Italia \u2013 come detto prima \u2013 sono 15122, dei quali 6132 accertati (la maggior parte si trovano in Lombardia con 3970 e 1879 accertati); per quanto riguarda i \u201csiti con interventi avviati\u201d sono 4879 (la maggior parte si trovano in Piemonte con 1171); infine i \u201csiti bonificati\u201d, in Italia, sono 3011 (la maggior parte si trovano in Lombardia con 1238). In Puglia troviamo diverse aree da bonificare: le situazioni pi\u00f9 critiche sono il petrolchimico e le due centrali elettriche a carbone di Brindisi, l\u2019acciaieria ILVA e la raffineria ENI di Taranto, la Fibronit di Bari. Oltre la diossina e il Pcb un\u2019altra sostanza pericolosissima \u00e8 l\u2019amianto. Qualche tempo fa \u2013 come ci ha ricordato Legambiente \u2013 si \u00e8 celebrato il ventennale\u00a0dell\u2019entrata in vigore della legge 257\/92 con cui si mise al bando l\u2019amianto in Italia. Il CNR ha calcolato che sono presenti oltre 32 milioni di tonnellate sul territorio nazionale, mentre secondo i dati elaborati da Legambiente in un <em>dossier<\/em> ancora oggi sono in attesa di bonifica circa 50mila edifici pubblici e privati, e 100 milioni di metri quadrati per strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600mila metri cubi di amianto friabile. Il dato pugliese\u00e8 stato fornito recentemente, in conferenza stampa, direttamente dal Presidente Nichi Vendola il quale ha affermato che ai censimenti della Regione Puglia iniziati nel 2005 ci sono 5mila tetti pugliesi ancora composti da amianto, la massima parte concentrata nelle aree industriali: la stima fatta da Vito Antonio Uricchio, che ha partecipato alla redazione del piano amianto, \u00e8 di 1750000 metri cubi di amianto disseminati per la Puglia. Legambiente, inoltre, nella sua nota evidenzia due aspetti fondamentali: il tema della salute, perch\u00e9 in tantissimi continuano ad ammalarsi e a morire. Infatti, secondo gli ultimi dati pubblicati dal \u201cRegistro Nazionale Mesoteliomi\u201d istituito presso l\u2019INAIL (ex ISPESL) (che dal 1993 censisce il tumore dell\u2019apparato respiratorio strettamente connesso all\u2019inalazione di fibre di amianto) sono oltre 9mila i casi riscontrati fino al 2004, con un esposizione che circa il 70% delle volte \u00e8 stata professionale. Nessuna regione italiana \u00e8 esclusa. Si prevede che i casi tenderanno ad aumentare nei prossimi anni. Dunque \u00e8 vitale la bonifica della aree inquinate dove si potrebbero collocare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (per cui erano previsti minimi incentivi statali che sembrerebbero sparire se la bozza del Quinto Conto Energia restasse nella sua configurazione attuale). Addirittura rischiano di essere cancellati anche provvedimenti positivi nella lotta all\u2019amianto come l\u2019extra-incentivo di 5 centesimi a Kwh, previsto dal Quarto Conto Energia, per chi sostituisce le coperture in<em> eternit<\/em> con pannelli fotovoltaici. Un provvedimento che ha permesso di realizzare ottimi risultati, come dimostra la campagna di Legambiente e AzzeroCO2 Eternit Free. La partita, quindi, della bonifica prima e della riqualificazione urbanistica di tutte le aree contaminate \u00e8 tutta da giocare. Ci vorrebbe un\u2019azione sinergica tra politica, Magistratura ed imprenditorialit\u00e0 pronta a concorrere per uno sviluppo ecologico e sostenibile delle nostre citt\u00e0. Ad oggi sembra che gli unici pronti a scendere in campo siano i cittadini. Anche solo per non vedere stracciata la bandiera della memoria. La memoria di quanti, a causa dell\u2019amianto, della diossina e di altre sostanze inquinanti sono morti. Questo deve essere il sentiero da tracciare, se vogliamo che le bonifiche si realizzino; se vogliamo risanare interi territori e riconvertirli ad aree verdi, parchi di energie rinnovabili, industrie sostenibili; se vogliamo riqualificare interi quartieri; se vogliamo dare sicurezza ai cittadini e lavoratori, per la bellezza e per il futuro della nostra vita.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7993&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Morris Franchini Esiste un punto d\u2019equilibrio tra le esigenze del lavoro e quelle dell\u2019ambiente? 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