{"id":8590,"date":"2013-02-17T22:45:46","date_gmt":"2013-02-17T20:45:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=8590"},"modified":"2013-02-18T01:35:42","modified_gmt":"2013-02-17T23:35:42","slug":"leremita-contemporaneo-made-in-ilva-intervista-ad-anna-dora-dorno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=8590","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;Eremita contemporaneo MADE IN ILVA&#8221;. Intervista ad Anna Dora Dorno"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/eremita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8591\" title=\"eremita\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/eremita.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"232\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di <em>Serena Mancini<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha avuto inizio in questi giorni il tour de \u201cL&#8217;Eremita contemporaneo\u00a0MADE IN ILVA\u201d nuovo spettacolo teatrale diretto da Anna Dora Dorno interamente incentrato sul tema del lavoro nella grande acciaieria tarantina. Dopo questa prima tappa a Napoli sar\u00e0 la volta della Sicilia e in seguito della Liguria. In attesa che ne venga stabilita una anche in Puglia abbiamo deciso di intervistare la giovane regista per conoscere meglio questa interessante iniziativa.<!--more--><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"1\">\n<li><strong>Quando nasce la compagnia \u201cInstabili vaganti\u201d?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La compagnia \u00e8 stata fondata nel 2004 da me e Nicola Pianzola e porta avanti una ricerca quotidiana sull\u2019arte dell\u2019attore e del performer e sulla sperimentazione dei linguaggi contemporanei attraverso collaborazioni artistiche con musicisti, videomakers e artisti visivi. <em>Instabili e vaganti<\/em> opera a livello internazionale nella creazione e produzione di spettacoli e performance, nella direzione di progetti, workshop e percorsi di alta formazione nelle arti performative.\u00a0Dal 2012 al LIV Performing Arts Centre la compagnia dirige l\u2019International Laboratory, un programma di alta formazione rivolto a performer provenienti da tutto il mondo.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong>Avete scelto di trattare un tema particolarmente attuale e soprattutto una vicenda molto \u201csentita\u201d nella citt\u00e0 di Taranto. Il caso Ilva \u00e8 scoppiato improvvisamente dopo \u201canni di silenzi e assensi\u201d\u00a0 ed \u00e8 solo da pochi mesi che viene affrontato a livello nazionale. Cosa avete voluto raccontare?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spettacolo fa parte di un progetto pi\u00f9 grande che si chiama \u201cRunning in the fabrik\u201d in cui volevamo esprimere la condizione di oppressione generata dai ritmi frenetici della societ\u00e0 contemporanea. Si trattava cio\u00e8 di una critica al sistema capitalistico che si \u00e8 poi esplicitata in una critica ad un sistema che io, essendo nata e cresciuta in provincia di Taranto, conoscevo da vicino: la produzione industriale dell\u2019ILVA con tutto ci\u00f2 che ad essa \u00e8 connesso. La tematica che \u00e8 esplosa in questo periodo a Taranto dovrebbe riguardare non solo la citt\u00e0 ma tutta l\u2019Italia e il mondo occidentale. Siamo schiavi di un sistema che sta collassando e che non produce pi\u00f9 ricchezza come un tempo, quella ricchezza effimera che ha portato con se catastrofiche conseguenze, ma che esprime solo una condizione di degrado ambientale e dell\u2019individuo. Quello che ci interessava esprimere era l\u2019ambivalenza, il dramma, il dissidio umano che provano i lavoratori o i giovani costretti a fuggire dalla citt\u00e0. La continua tensione tra la volont\u00e0 di evadere da quella \u201cprigione\u201d e la necessit\u00e0 di sopravvivere e quindi di lavorare in condizioni disumane, nella consapevolezza di causare danni a se stessi, ai propri cari e all\u2019intero territorio. Scappare o resistere? Il nostro \u201coperaio\u201d parla con parole poetiche, vive tutta la fatica e la sofferenza sul proprio corpo, ormai spersonalizzato, e di notte vive una condizione da incubo\u2026 ma continua a sperare che qualcosa cambi. Questo \u00e8 il primo spunto che ci ha portato a creare il nostro spettacolo.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong>Trattandosi di un tema molto delicato immagino abbiate condotto delle ricerche approfondite prima di rappresentare \u201c<\/strong><strong>l\u2019alienante sistema di produzione contemporaneo\u201d. Quanto tempo avete impiegato per raccogliere materiale? Come avete svolto le vostre indagini?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 accennavo lo spettacolo fa parte di un progetto che ha avuto inizio nel 2008 e si \u00e8 concretizzato nella sua forma attuale in agosto, nel 2012, quando ha debuttato a livello internazionale al Festival di Stoccolma. Il processo di lavoro \u00e8 stato molto lungo ed ha incontrato diversi spunti. In prima analisi i racconti degli operai, in particolare giovani operai. I ragazzi della mia generazione che hanno provato a lavorare all\u2019ILVA e che quasi tutti hanno poi deciso di emigrare nella speranza di trovare strade migliori. Ma anche scritti, video pubblicati sul web, testi di riferimento, come le poesie di Luigi di Ruscio il \u201cpoeta operaio\u201d. Molte suggestioni sono state da noi trasposte in chiave poetica, azioni o in suggestioni musicali. Abbiamo poi deciso di presentare il lavoro in corso diverse volte per capire l\u2019impatto che poteva produrre sul pubblico. Gli equilibri in un lavoro cos\u00ec fisico e con questo tema sono molto labili e quindi il confronto conil pubblico ci\u00e8 servito a capirefino a chepunto potevamo spingerci.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong>Quali impressioni avete avuto parlando con gli operai?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nostre non sono mai state delle interviste dirette ma dei dialoghi, delle discussioni, ci interessava carpire le emozioni che ruotano dietro alle dinamiche del lavoro in fabbrica e soprattutto del lavoro in condizioni estreme a contatto con gas, alte temperature, altezze vertiginose. Noi da sempre nel nostro percorso teatrale abbiamo lavorato a superare i limiti del corpo dell\u2019attore, ci interessava capire cosa accade nell\u2019essere umano che per lavoro \u00e8 sottoposto a queste condizioni estreme, di \u201cbrutalizzazione\u201d. Ovviamente indagare questi aspetti ti porta anche a prendere in considerazione una serie di conseguenze di questo processo: le morti sul lavoro, le malattie, le conseguenze sull\u2019ambiente circostante, etc. Tutto quello cio\u00e8 che condiziona l\u2019essere umano e la sua vita e che provoca in lui determinati stati d\u2019animo come la rassegnazione o l\u2019alienazione.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><strong>C\u2019\u00e8 qualche aneddoto significativo legato alla fase di realizzazione dello spettacolo che vi ha compiti particolarmente e che intendete raccontare?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo stati colpiti molto da un diario di un operaio morto in fabbrica pubblicato sul web da sua moglie. Ci ha emozionato il suo scrivere poetico che ci ha portati ad associare questi due mondi quello \u201cbasso\u201d e sporco del lavoroin fabbrica a quello\u201calto\u201d e idealizzato della poesia. Questo binomio ha condizionato il nostro modo di lavorare. La drammaturgia dello spettacolo \u00e8 una composizione originale di testi poetici e momenti pi\u00f9 semplici, diretti e quotidiani. Ci sono stati tanti aneddoti raccontati dagli operai. Per esempio la notizia che in occasione della colata d\u2019acciaio viene trasmesso l\u2019inno alla gioia attraverso degli altoparlanti. A noi non importava capire\u00a0 se si trattasse di verit\u00e0 o leggenda metropolitana, questa suggestione rendeva il contrasto in modo molto forte e quindi l\u2019inno alla gioia \u00e8 stato \u00a0rielaborato dal nostro musicistaAndrea Vanzoed\u00e8 entrato nella partitura musicale dello spettacolo.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><strong>Si tratta di uno spettacolo basato molto sulla fisicit\u00e0 dell\u2019attore protagonista. Ci parli un po\u2019 di Nicola Pianzola.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nicola \u00e8 un attore molto bravo con il quale diversi registi vorrebbero lavorare. Il suo corpo in particolare \u00e8 capace di comunicare qualcosa di molto forte al pubblico. Lui eseguenello spettacolodelle azioni ripetitive ed estenuanti chesi risolvono in unalotta continua tra macchina e corpo, tra il ferro-freddo e il caldo organico del corpo. In questo spettacolo abbiamo lavorato molto ad incorporare i ritmi alienanti della fabbrica, il rischio era quello di diventare lui stesso un automa in scena. Quello che abbiamo cercato di fare \u00e8 stato invece creare un sottile filo rosso che attraversa tutto lospettacolo in cuisi percepisce che dietro la macchina c\u2019\u00e8 sempre l\u2019uomo. Questo \u00e8 stato possibile grazie al lavoro di anni condotto da Nicola sul training dell\u2019attore e sulla ricerca dell\u2019organicit\u00e0 del corpo. Nicola svolge un lavoro quotidiano sullo studio del movimento e da diversi anni ormai insegna in tutto il mondo. Lavorare con lui \u00e8 sempre una novit\u00e0 perch\u00e9 ci si pu\u00f2 spingere ognivolta in territoriinesplorati.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"7\">\n<li><strong>Dallo spettacolo emerge una terribile solitudine umana. Nel caso specifico si tratta di uno stato d\u2019animo legato al lavoro ripetitivo e frustrante della fabbrica. Credete si possa estendere anche ad altre categorie?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo proprio di si. Come gi\u00e0 accennavo prima nel progetto di ricerca che stiamo portando avanti siamo partiti da una critica pi\u00f9 vasta al sistema di produzione contemporaneo e alla societ\u00e0 capitalistica in cui i ritmi frenetici costringono tutti a vivere una situazione di alienazione. \u00a0La nostra ricerca era partita paragonando la condizione dell\u2019operaio a quella dell\u2019artista,in particolare a quellache noi stessi stavamo vivendo. Infatti nel 2008 quando abbiamo cominciato a lavorare al progetto ci sentivamo \u201cesclusi\u201d da questo sistema sociale, come dimenticati. Rinchiusi in una sala di lavoro per otto ore al giorno e poi senza possibilit\u00e0 di poter esprimere o rappresentare il nostro lavoro. Costretti a fuggire e ad andare a lavorare all\u2019estero come molti giovani tarantini. Da questa prima sensazione \u00e8 partito tutto il lavoro di ricerca che ha poi assunto la sua autonomia e si \u00e8 calato nello specifico della situazione operaia ma che ha conservato una serie di significati sotterranei che arricchiscono il lavoro capace adesso di comunicare in modo universale questo senso di frustrazione. Anche nelle nostre rappresentazioni all\u2019estero, in cui il pubblico non capiva l\u2019italiano, e quindi il testo, abbiamo comunque avuto una risposta emozionale molto forte.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"8\">\n<li><strong>Da cosa deriva questo senso di solitudine? Esiste una via d\u2019uscita? Il vostro personaggio riesce ad individuarne una?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una prima fase del lavoro il nostro personaggio rimaneva vittima di questo sistema, senza una via d\u2019uscita, poi anche a seguito delle ultime vicende \u00e8 come emerso un barlume di speranza. La speranza che viene dal ricordo o dal sogno, dalla percezione che nonostante tutto \u00e8 possibile immaginare un mondo migliore. Lui non esce dal proprio contesto ma lo guarda con occhi diversi in cui un raggio di sole schiarisce lo sporco della fabbrica, in cui pu\u00f2 ancora immaginare di essere un bambino che corre in un prato. Il passato, il ricordo di un mondo scomparso serve a dare una speranza per il futuro, per chi \u00e8 ancora bambino e potr\u00e0 crescere in un mondo diverso.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=8590&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Serena Mancini Ha avuto inizio in questi giorni il tour de \u201cL&#8217;Eremita contemporaneo\u00a0MADE IN ILVA\u201d nuovo spettacolo teatrale diretto da Anna Dora Dorno interamente incentrato sul tema del lavoro nella grande acciaieria tarantina. Dopo questa prima tappa a Napoli sar\u00e0 la volta della Sicilia e in seguito della Liguria. 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