{"id":9525,"date":"2013-05-20T23:56:44","date_gmt":"2013-05-20T21:56:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=9525"},"modified":"2013-05-20T23:56:44","modified_gmt":"2013-05-20T21:56:44","slug":"anatomia-delle-nuvole","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=9525","title":{"rendered":"Anatomia delle nuvole"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/violenza-sessuale-minori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9526\" title=\"violenza-sessuale-minori\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/violenza-sessuale-minori-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/violenza-sessuale-minori-300x240.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/violenza-sessuale-minori.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>Francesco Intini<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cVoglio andar via \/ i piedi chiedono dove \/ ma via!\u201d.<\/em><br \/>\nBaglioni mi sussurra queste parole nelle cuffiette alla fermata dell\u2019autobus, poco lontano dalla mia scuola. Aspetto il 3, quello per i Tamburi.<br \/>\nCome ogni giorno ho lasciato che il traffico dell\u2019ora di pranzo si smaltisse. Non voglio stare con tanta gente in pullman , mi sentirei osservata. Sono le 14, l\u2019orario perfetto per provare a fare una chiacchierata con s\u00e8 stessi su un bus cittadino.<br \/>\nOggi ho voglia di ascoltarmi, sola e in silenzio. Non ceder\u00f2 il posto a qualche anziano o donna incinta, devo sfruttare questi pochi minuti di pace. Iniziamo dalle domande stupide, ma sul \u201cCome va?\u201d mi blocco sempre. \u201cIle, come va?\u201d mi ripeto. Nulla. Non trovo risposta ad una mia stessa domanda. Sto impazzendo, forse.Il mio cervello si spegne, come se si rifiutasse di rispondere. Capisce che \u00e8 troppo pericoloso.<br \/>\n\u201cNon fare domande!\u201d dice sempre mia madre. La odio.<!--more--><br \/>\nDovr\u00f2 abituarmi a vivere cos\u00ec? In silenzio? Come potr\u00f2 sapere se la mia vita va bene o va male? C\u2019\u00e8 un modo? Lo voglio sapere, qui e subito!<br \/>\nHo ancora poco tempo, abbiamo appena superato la stazione.<br \/>\nForse non rispondo perch\u00e9 le risposta la ho gi\u00e0. Ho paura di farla diventare concreta, viva. Le nostre riflessioni scomode, spesso, \u00e8 meglio che mantengano contorni sfocati e indefiniti, devono appartenerci ma con distacco. So come sto, ma non posso ammetterlo, perch\u00e9 il destino ha gi\u00e0 scelto per me.<br \/>\nDecido di scendere una fermata dopo quella abituale perch\u00e9 oggi ho pi\u00f9 bisogno di tempo e spazio per completare i miei assurdi ragionamenti.D\u2019un tratto, l\u2019illuminazione!Se voglio capire la mia vita, devo capire me stesso e i miei sentimenti, analizzando ogni attimo sparso della mia quotidianit\u00e0.<br \/>\nMi guardo intorno e cerco di guardare tutto con altri occhi.<br \/>\nOcchi da straniera.<br \/>\nMa non ci riesco, \u00e8 troppo difficile. Vedo cose che ormai sono parte di me, non si possono cancellare. Purtroppo.<br \/>\nVedo la rassegnazione negli occhi della gente, e mi chiedo se quegli occhi siano semplicemente lo specchio della mia anima.<br \/>\nVedo , come ogni giorno, quel camino altissimo lungo Via Orsini. Il camino E312. Quando lo guardo, non so per quale motivo, ripenso a Birkenau e a quel viaggio di 2 anni fa, in 2\u00b0 superiore. Sconvolgente. Penso a quanta violenza sia fuoriuscita da entrambi quei camini. Violenza che uccide in modi e tempi diversi, ma pur sempre di violenza si tratta.<br \/>\nAlzo gli occhi al cielo, come spesso mi capita di fare quando sono triste e pensierosa. Mi aiuta.<br \/>\nDietro quelle nuvole marroni, affogate in un mare di veleni, lui mi guarda. O almeno spero.<br \/>\nGli chiedo di darmi la forza per salire a casa e affrontare ancora una volta la pazzia di mia madre. Ci riesco. Salgo le scale a due a due, decido che oggi devo solo continuare a pensare, ignorare quella donna e capire in che direzione andr\u00e0 la mia vita.<br \/>\nTutti questi bei pensieri si interrompono appena giunta sul pianerottolo. La porta \u00e8 aperta, come se qualcuno mi stesse aspettando.<br \/>\nQuesto assordante silenzio mi mette paura.<br \/>\nEntro in cucina e vedo nonna Lucia seduta al tavolo impegnata a terminare il suo piatto di penne al sugo. Strano. Non ho neppure il tempo di salutarla, mi zittisce poggiandosi l\u2019indice sulle labbra. Non lo ha mai fatto, cos\u00ec come non \u00e8 mai accaduto che venisse a pranzare nella casa dove io e mamma siamo venute ad abitare. La sua presenza mi tranquillizza , ma d\u2019improvviso un pensiero mi scuote. Un brivido corre lungo la mia schiena: \u201cspero sia morta\u201d. Tento di chiedere spiegazioni alla nonna ma lei resta impassibile come mai prima d\u2019ora.<br \/>\nInizio a pensare che quel desiderio possa diventare davvero realt\u00e0: liberarmi per sempre di mia madre!<br \/>\nI miei diabolici pensieri vengono interrotti da un alternarsi di passi proveniente dal fondo del corridoio. Sono mia madre e mio nonno. Lui scuote la testa in direzione della nonna, ma sembra che ce l\u2019abbia anche con me. Lei, invece, abbozza quel sorriso beffardo che tanto mi mette paura, come se fosse in grado di capire cosa balenasse nella mia mente fino a 10 secondi fa.<br \/>\nNonno fa segno di andarsene e di lasciare l\u00ec quel piatto di pasta che nonna Lucia nervosamente tentava di mangiare.<br \/>\nVorrei andarmene con loro, ma davvero non capisco. Perch\u00e9 erano qui? Sono venuti o sono stati chiamati? Perch\u00e9 nonno faceva segno di no con la testa?<br \/>\nSento la porta di casa chiudersi lentamente alle mie spalle, ma quel momento di meraviglioso silenzio viene frantumato dal rumore del piatto lanciato nel lavandino.<br \/>\nMia madre si avvicina verso di me, non ha nulla fra le mani ma mi fa paura ugualmente.<br \/>\nMuovo i capelli per mostrarle lo zigomo sfregiato dalla mia cintura borchiata, ormai diventata un\u2019arma nelle mani di una pazza.<br \/>\nSi avvicina ancora. Le faccio vedere i segni sul collo, sulle cosce, sul bacino ; le dimostro che non ho cellulare n\u00e9 iPod, si \u00e8 gi\u00e0 presa tutto.<br \/>\nPiango, in silenzio, come sono abituata a fare.<br \/>\nLei inizia ad urlare : \u201cPerch\u00e9? Perch\u00e9? So che sei stata tu! Perch\u00e9?\u201d . Non la capisco. Vorrei poterle dire che non so di cosa parla ma le cinghiate sul viso impediscono ai muscoli facciali di muoversi.<br \/>\nAlzo gli occhi al cielo, sto cercando lui. Per un momento riesco a non sentire il dolore, capisco cosa fare.<br \/>\nDa domani nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima.<br \/>\nSono Giulio, ho 76 anni e faccio il nonno a tempo pieno.<br \/>\nOperaio Ilva fino a 12 anni fa, ho goduto del relax della vita da pensionato fino a 2 anni e mezzo fa, quando mi fu diagnosticato un tumore al pancreas.<br \/>\nQui a Taranto siamo abituati, sappiamo che il tumore prima o poi arriva e che a 76 anni bisogna gi\u00e0 ritenersi fortunati di aver vissuto cos\u00ec a lungo.<br \/>\nPosso dire di aver ritrovato nella malattia i bisogni veri : l\u2019affetto, l\u2019amore , la comprensione .<br \/>\n\u00c8 stata un occasione per avvicinarmi alla vita come mai avevo fatto prima, e la presenza di mia moglie Lucia \u00e8 stata fondamentale nel processo di rinconciliazione col mondo che dopo la scoperta del tumore sembrava impossibile.<br \/>\nDecidemmo dunque di dedicarci, nei pochi mesi di vita che mi sarebbero rimasti, alla creatura che pi\u00f9 di tutte aveva bisogno del nostro affetto : Ilenia, nostra nipote.<br \/>\nMa dovevamo convincere la madre.<br \/>\nRicordo quel giorno come se fosse ieri.<br \/>\nEra un Marted\u00ec d\u2019Autunno, una di quelle giornate a cui non si riesce mai a trovare un senso. Un Marted\u00ec cupo e svogliato.<br \/>\nRicordo distintamente l\u2019enorme quantit\u00e0 di fumo sprigionata dalle ciminiere, e non potetti fare a meno di pensare a mio figlio.<br \/>\nAlessandro \u00e8 una vittima dell\u2019Ilva, come diventer\u00f2 presto anch\u2019io. Stava lavorando al rifacimento di una cokeria, quando di colpo il ponteggio croll\u00f2 e si ritrov\u00f2 a fare un volo di 15 metri. Morto sul colpo. Lasci\u00f2 una moglie ed una figlia, Ilenia, che non \u00e8 mai riuscita a darsi pace.<br \/>\nDiscutemmo per oltre 2 ore con sua madre, conoscevamo la sua situazione. Non aveva un lavoro, era depressa e non voleva che le fosse tolto il suo unico amore.<br \/>\nLa chiamava amore, nonostante la picchiasse tutti i giorni. Cinghiate su collo, viso, gambe e bacino.<br \/>\nDopo un\u2019ora di colloquio mia moglie si allontan\u00f2 perch\u00e9 iniziava a non sentirsi bene. Per lei era semplicemente pazza.<br \/>\nIo invece cercai di parlarci, di farle capire come la perdita di una persona cara sia un episodio che dovrebbe avvicinarci alla vita, ma che nel suo caso sembra aver avuto l\u2019effetto contrario.<br \/>\nRibatteva alle mie argomentazioni con una lucidit\u00e0 spaventosa. Mi giocai l\u2019ultima carta, quella pi\u00f9 triste ma anche quella pi\u00f9 vera : \u201c Sai che quando Ilenia alza gli occhi al cielo sta cercando sua padre? Non crede in Dio, ma crede in suo padre\u201d.<br \/>\n\u201cNo, non lo sapevo.\u201d<br \/>\nMi sentii morire , mi aveva demolito. Ha cancellato il ricordo di suo marito in una frase di una crudelt\u00e0 tremenda. Mi chiedevo come Alessandro avesse potuto sposare quella donna.<br \/>\nRicordo per\u00f2 che al termine della conversazione le strappai una promessa: non le avrebbe pi\u00f9 dovuto alzare le mani, altrimenti ci saremmo rivolti agli organi competenti.<br \/>\n\u201cD\u2019accordo\u201d disse, evidentemente spaventata dalla minaccia.<br \/>\nTornando in cucina, vidi Ilenia e mia moglie sedute al tavolo in religioso silenzio. Attendevano una risposta, e mi chiedevo se la ragazza sapesse qualcosa della nostra proposta di farla vivere con noi o fosse all\u2019oscuro di tutto. Mi guardava speranzosa, come se potessi portarla via da l\u00ec.<br \/>\nScossi il capo e feci segno di andarcene in fretta. Non salutai neanche Ilenia.<br \/>\nRimanemmo qualche minuto sul pianerottolo per verificare se quella promessa sarebbe stata rispettata, ma bastarono pochi secondi per distinguere il nitidisssimo rumore della cinghia sul suo viso.<br \/>\nNon avevamo scelta, il giorno dopo ci saremmo recati alla caserma dei CC.<br \/>\nQuella notte non dormii, ricordo che avevo addirittura timore di morire nel sonno, per questo rimasi sveglio a pensare.<br \/>\nPensai per ore, fino a quando scendemmo le scale per recarci in caserma.<br \/>\nControllai, come ogni mattina, la cassetta della posta. C\u2019era una lettera, scritta a mano.<br \/>\nSul dorso c\u2019era scritto \u201cPER I NONNI\u201d. La lessi tutta d\u2019un fiato. Svenni. Era ormai tardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Nonni, vi chiedo scusa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Non pretendo di essere capita, ma almeno di essere ascoltata, e voi siete gli unici a farlo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Vi chiedo scusa perch\u00e9 finora avete badato ai miei sussurri, e ora vi toccher\u00e0 sentire un urlo. Devastante<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Grido la libert\u00e0 che ormai ho perso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Avrei chiesto solo qualche grammo di normalit\u00e0 in pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Una famiglia normale, una citt\u00e0 normale, una Ilenia normale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ho avuto una vita sfortunata, non riesco a prendermela con me stessa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Perch\u00e9 pap\u00e0 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9? Perch\u00e9 mamma mi tratta cos\u00ec? Nonno, perch\u00e9 ti sei ammalato?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Non trovo risposte, mi sento vuota<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ma io non sono nata cos\u00ec, mi hanno svuotata!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Si sono presi tutto di me, ma non so trovare un colpevole.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Prima osservavo dalla finestra le ciminiere dell\u2019Ilva e ho deciso che non le rivedr\u00f2 mai pi\u00f9. Vedevo il loro fumo salire al cielo, da assassino silenzioso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Spostando lo sguardo ho visto lui, dentro una nuvola. Mi ha sorriso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c<em>Sto arrivando\u201dgli ho detto, \u201cbasta un salto!\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Addio nonni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Addio mamma<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Addio Taranto <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Vado da pap\u00e0<\/em><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=9525&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Intini \u201cVoglio andar via \/ i piedi chiedono dove \/ ma via!\u201d. 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