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	<description>cronache dalla città dell&#039;acciaio</description>
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		<title>O la borsa o la vita: cosa significa garantire i finanziamenti pubblici ai partiti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 21:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 76]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Cazzato Qualche giorno fa, il deputato tarantino del Movimento 5 Stelle Alessandro Furnari scriveva sul suo profilo Facebook: “ [..]Il 5 Stelle è una realtà in divenire e stiamo capendo che tutti coloro che hanno difficoltà economiche come ad esempio le casalinghe con figli e tanti altri casi non possono fare politica nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/mariocioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9521" title="mariocioni" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/mariocioni-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di <strong>Andrea Cazzato</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa, il deputato tarantino del Movimento 5 Stelle Alessandro Furnari scriveva sul suo profilo Facebook:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“ [..]Il 5 Stelle è una realtà in divenire e stiamo capendo che tutti coloro che hanno difficoltà economiche come ad esempio le casalinghe con figli e tanti altri casi non possono fare politica nel 5 Stelle. I prossimi ad entrare in Parlamento dovranno tenerne conto. Nel 5 Stelle non possono entrare tutti, ma solamente coloro che non hanno problemi.”</em><br />
Tutto questo nasce per la “pruriginosa” polemica sulla diaria dei deputati e senatori del movimento che fa capo a Beppe Grillo. Per capirci, la diaria è il rimborso spese per l&#8217;alloggio durante le attività parlamentari (leggi <a href="www.leggioggi.it/2013/03/21/stipendio-deputati-e-senatori-dallindennita-parlamentare-alla-diaria/" target="_blank">qui</a> per altre informazioni sulle indennità varie garantite ai deputati).<span id="more-9520"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci si è forse resi conto che “tra il dire e il fare c&#8217;è di mezzo il mare”, come direbbe l&#8217;arcinoto proverbio, che ogni santa volta i nostri genitori ci spiattellavano davanti quando, in preda a raptus di “ghepensimi-ismo” (di chiara matrice lombarda come il sottoscritto, vorrei far notare) filiale, lanciavamo propositi assurdi su nostri impegni? Forse sì, anche perché lo stesso Furnari avanza l&#8217;ipotesi di una “selezione di classe”; in sostanza, la politica (anche se il deputato fa riferimento al solo Movimento 5 Stelle) è per chi se la può permettere! L&#8217;autonominatasi anticasta che propone la casta&#8230;una notizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi una intera parte della Costituzione garantisce il libero ed eguale accesso alle cariche elettive (<a href="http://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=48&amp;sezione=123" target="_blank">vedasi </a>il Titolo IV Rapporti politici della prima parte, dall&#8217;articolo 48 al 54) o più semplicemente l&#8217;articolo 3 che, nella sua seconda parte recita:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“ [..]E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della mia sensibilità bolscevica, quindi, c&#8217;è un testo costituzionale che fornisce le basi per una partecipazione davvero democratica alle sorti della Repubblica, e rendere la politica una cosa elitaria, ancora più della situazione attuale, sarebbe un delitto senza precedenti; e poi, che lo faccia un deputato di un movimento che sulla trasparenza e sulla partecipazione ci ha praticamente vinto le elezioni, lascia uno strascico non poco edificante, tipico della caduta di culo su un pavimento bagnato.</p>
<p style="text-align: justify;">Detta tutta, c&#8217;era da aspettarselo anche un po&#8217;. La campagna devastante contro il finanziamento pubblico ai partiti (ora chiamato rimborso elettorale), oltre ad essere una giustissima richiesta di trasparenza, è anche un evidente “arrendersi” alla fine della politica di tutti per una “roba di classe”, per pochi “eletti” (giusto per rimanere in tema). Perché dico questa cosa antipopolare? Proprio perché per me, giovane militante di un partito con pochi finanziamenti e con militanti squattrinati, ormai confinato fuori dal Parlamento a tempo indeterminato, la possibilità di avere soldi dallo Stato per poter organizzare la mia attività è l&#8217;unica possibilità per poter fare attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, adesso il lettore starà pensando che da buon membro della casta e del “son tutti uguali, magnamagna”, io stia difendendo questo mezzo, chiedendo di confermare lo status quo. Marx m&#8217;anneghi se dico questo. Una proposta, ben più valida e giusta, che eviterebbe quindi il ricorso ai soli soldi privati per poter andare avanti, è quella che lo Stato si renda garante di servizi per il partito che intende svolgere attività politica, chiaramente in maniera proporzionale ai tesserati e ai voti presi durante la campagna elettorale, con rendicontazioni minuziose tenute da esterni al partito stesso. Il finanziamento a fondo perduto o con giustificazioni ai limiti del paradosso, quindi, cesserebbe di essere tale, nel momento in cui lo Stato fornisse il danaro utile all&#8217;attività politica, che sia la pubblicazione dei manifesti elettorali, dei volantini, al fornire cancelleria ed altro. Costi, quindi, che avrebbero una giustificazione materiale, e non il finanziamento per pagare la cena o la semplice campagna elettorale (spese che spesso, sotto forma di rimborsi elettorali, hanno pesi diversi e creano grossi margini di guadagno ai partiti). Come detto prima, quindi, l&#8217;annullamento del finanziamento pubblico sotto qualsiasi forma, non sarebbe altro che la fine della democrazia e la possibilità di poter fare politica solo se ce lo si può permettere. Già così marchiamo male, è evidente. Ma vogliamo che la politica diventi ufficialmente solo una questione di affari o ci volete ridare un po&#8217; di passione? Io tengo duro e spero, dalla mia piccola provincia dimenticata, come il compagno Cioni che assisteva al <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oG0wxxijZR8" target="_blank">dibattito</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Taranto città di cultura: utopia o realtà?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 21:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 76]]></category>

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		<description><![CDATA[di Serena Miccoli Premiazione del concorso “Una rosa per un racconto”. Liceo Aristosseno. Dibattito: “come la letteratura può cambiare Taranto”. Sono tanti i giovani che intervengono e ci sono anch&#8217;io. Ognuno porta davanti alla platea dei ragazzi la propria esperienza legata alla città. Dal teatro alla valorizzazione del patrimonio culturale, dalla scrittura letteraria al mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/Cultura-capitale-taranto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9516" title="Cultura capitale taranto" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/Cultura-capitale-taranto-300x128.jpg" alt="" width="300" height="128" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di <strong>Serena Miccoli</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Premiazione del concorso “Una rosa per un racconto”. Liceo Aristosseno. Dibattito: “come la letteratura può cambiare Taranto”. Sono tanti i giovani che intervengono e ci sono anch&#8217;io. Ognuno porta davanti alla platea dei ragazzi la propria esperienza legata alla città. Dal teatro alla valorizzazione del patrimonio culturale, dalla scrittura letteraria al mondo del web c&#8217;è un elemento significativo che in ciascun racconto trova conferma: <strong>a Taranto c&#8217;è un innegabile fermento culturale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non ricordo nulla di simile. E&#8217; un momento giusto, questo” &#8211; dice Serena Battista, dottoressa in Lettere e giurata del concorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono trovata anch&#8217;io a dover raccontare ad amici tarantini lontani, per studio o lavoro, il buon clima che si vive: non c&#8217;è il “solito” torpore, c&#8217;è ampio interesse per la propria città e sembra quasi primavera. Ma spiegare una sensazione è cosa ardua. Così mi ritrovo a parlare, per rendere loro l&#8217;idea, di alcuni eventi culturali di ogni forma e genere, in cui si registra partecipazione e non solo del pubblico in pelliccia e cravattino.<span id="more-9514"></span> Successivamente riporto a questi amici la composizione delle vetrine e degli scaffali più in vista nelle librerie della città, in cui trovano spazio importanti penne tarantine, opere di giovani scrittori della città o testi di narrativa sullo sfondo della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma <strong>il vero cambiamento è avvenuto nelle teste dei tarantini</strong>, che leggono, si informano, dibattono e soprattutto partecipano e non solo con la presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi tempi si è molto dibattuto sulla candidatura di Taranto a Capitale della Cultura 2019, posizione al limite dell&#8217;utopia su cui non credo ci sia molto da dire su chi ha proposto quest&#8217;idea (l&#8217;audacia è una virtù) quanto sui paraculi che, a caccia di voti facili, hanno presto appoggiato una partita che ci vede fortemente svantaggiati (basti solo pensare all&#8217;autostrada A14 Palagiano – Bologna, all&#8217;aeroporto mai nato, alla stazione di&#8230; Bari e alle candidature di Siena, Perugia, Urbino e Venezia).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non c&#8217;è nemmeno da fasciarsi la testa, dal momento che della città sarà ciò che oggi riusciremo a costruire, decidendo se allontanare o meno trame ed esiti che qualcuno vede già scritti nel passato: per recuperare, costruire o creare il momento, questo, è quello giusto. E i tarantini lo sanno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Poesia: &#8220;Putésse Cangià&#8220;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 21:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 76]]></category>
		<category><![CDATA[U' Chiumm]]></category>

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		<description><![CDATA[de &#8216;U Chiumm de Tarde &#8216;Ste quattre righe de quiste quadérne, ingiallìte, cunsumàte e intrìse d&#8217;inférne, l&#8217;agghije apìrte pe&#8217; vocazziòne, &#8216;nà chiamàta agghije avute d&#8217;ò Signòre. Nò sàcce mangh&#8217;ie da dò s&#8217;accuménze, &#8216;u verse giust è da sinistre a déstre, &#8216;na penna nire come &#8216;u ciele de Tarde, &#8216;nu fìle de luc, iè timbe de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/Uchiumm.jpg"><img class="wp-image-9511 aligncenter" title="Uchiumm" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/Uchiumm-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>de <strong>&#8216;U Chiumm de Tarde</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">&#8216;Ste quattre righe de quiste quadérne,<br />
ingiallìte, cunsumàte e intrìse d&#8217;inférne,<br />
l&#8217;agghije apìrte pe&#8217; vocazziòne,<br />
&#8216;nà chiamàta agghije avute d&#8217;ò Signòre.</p>
<p style="text-align: center;">Nò sàcce mangh&#8217;ie da dò s&#8217;accuménze,<br />
&#8216;u verse giust è da sinistre a déstre,<br />
&#8216;na penna nire come &#8216;u ciele de Tarde,<br />
&#8216;nu fìle de luc, iè timbe de arte.<span id="more-9510"></span></p>
<p style="text-align: center;"> Me sende nervùse, inquiete e ingazzàte,<br />
nò riesche a stà ferme, stoche turbàte,<br />
Sìne uagnù, piccè le timbe sò tìse,<br />
nò tenimme certezze, e manghe &#8216;na frìse.</p>
<p style="text-align: center;">Eh sìne uagnù nò avaste à speranze<br />
oramai n&#8217;hamme arrése,<br />
no putìmme scè &#8216;nnànze.</p>
<p style="text-align: center;">A còse chiù brutte de sta storia trìste,<br />
è c&#8217;hamme stàte pigghijate pè cule da chìste,<br />
&#8216;ste quattre disgraziàte,<br />
cà de Battiate &#8216;a Cura averene candàte.</p>
<p style="text-align: center;">Ma mò hà arrevàte &#8216;u momende d&#8217;ù riscàtte<br />
le cunde stonne tornene e pùre le busciarde,<br />
avaste favùre, bustarelle e privilegije,<br />
a uérre è uérre, è mò avéne &#8216;u chiù belle.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“A colpe è d&#8217;ù State ca n&#8217;hà lassàte aqquà, sule sùle come tanda barbùne”</em></p>
<p style="text-align: center;">Nòne Cumbagne mie, &#8216;a colpe nò iè d&#8217;u State,<br />
A colpa è &#8216;a nostre ca sciame réte pe&#8217; rète<br />
a chidde ca parlene e parlene e à fìne<br />
n&#8217;à mettene réte.</p>
<p style="text-align: center;"> &#8216;A cose ca me dé chiù fastidie de &#8216;sta situazziòne<br />
iè ca nonostande tutte ste probbléme,<br />
a chiù grande preoccupazziòne,<br />
sò nà maghena gross,<br />
a ville alle canne e nu granne gommòne.</p>
<p style="text-align: center;">N&#8217;amme studichìte, a questiòne è amàre,<br />
A uerre tra poveri se putéve evitare,<br />
A ce tén chiù solde, a ce tèn chiù fame,<br />
A ce vive de lusse e a ci tèn u&#8217; fueche ijndre all&#8217;endràme</p>
<p style="text-align: center;">A ce more de fatiè a ce perde a mamese.<br />
Ce tristezze de città,<br />
diciteme ca stoche è sogne, facitème svigghià.</p>
<p style="text-align: center;">Putesse cangià, sanghe de Criste,<br />
Tarde è belle, ma l&#8217;avìte viste?<br />
A parte l&#8217;industrie, amministrazziòne e malavìte,<br />
a megghija munnezze c&#8217;agghije mai smaltìte,<br />
Tarde è culture, tradizziòne e storie.<br />
No facimene scappà n&#8217;otra occasiòne d&#8217;ore.</p>
<p style="text-align: center;">Apprufettame d&#8217;ù fermente,<br />
e lassàme perdere le strunzàte<br />
nu trène in corse amma essere.<br />
Veloce e senza fermàte.</p>
<p style="text-align: center;">Pe devendà a capetàle d&#8217;à cultùre nò ne servene le targhette,<br />
chidde damele alle sinneche apprèsse alle manette,<br />
E sùse a quedda targhetta, &#8216;à scritte a facìme nùije, sta vòte n&#8217;attòcche,<br />
“Tarde è a nostre, e quanne avità dicere cocche còse:<br />
Reflettìte.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>E lavàteve a vòcche.</strong></p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Ultima ora &#8211; Arrestato Gianni Florido</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 75]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente svenduto]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Florido]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite quest&#8217;oggi alle prime luci dell&#8217;alba. In manette Gianni Florido, presidente della Provincia di Taranto, l’ex consulente dell’Ilva, Girolamo Archiná, e l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva. Ai domiciliari,invece, il funzionario pubblico Specchia. Il reato contestato dal gip Patrizia Todisco è quello di concussione e si riferisce alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/gianni_florido1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9476" title="gianni_florido1" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/gianni_florido1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Quattro ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite quest&#8217;oggi alle prime luci dell&#8217;alba. In manette Gianni Florido, presidente della Provincia di Taranto, l’ex consulente dell’Ilva, Girolamo Archiná, e l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva. Ai domiciliari,invece, il funzionario pubblico Specchia.<br />
Il reato contestato dal gip Patrizia Todisco è quello di concussione e si riferisce alla discarica Mater Gratiae all’interno dell’Ilva destinata ai rifiuti speciali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mamma sorridi, sul pullman ci sono le telecamere!</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Amat]]></category>
		<category><![CDATA[Autobus]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Margherita De Quarto Ogni domenica un terrone tarantino si sveglierà e, ovunque lui sia, sa che gli mancheranno le polpette della mamma. In più oggi non è una domenica qualunque, ma il giorno della festa della mamma. In attesa della melodrammatica telefonata del fine settimana in cui lei mi chiederà in ordine: “come stai, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/fotobus.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9459" title="fotobus" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/fotobus-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>di Margherita De Quarto</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT">Ogni domenica un terrone tarantino si sveglierà e, ovunque lui sia, sa che gli mancheranno le polpette della mamma. In più oggi non è una domenica qualunque, ma il giorno della festa della mamma. In attesa della melodrammatica telefonata del fine settimana in cui lei mi chiederà in ordine: “come stai, cosa fai, cosa mangi, sei sola, ma soprattutto, quando torni”, cerco di richiamare alla mente l’ultima volta che ci siamo viste.</p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT">Oltre all’abbraccio da “partenza per la guerra del Vietnam” con annesso singhiozzo e pianto abortito, ricordo uno dei giorni in cui tornò da lavoro rossa come un peperone, che imprecava contro l’Amat e contro le nuove generazioni: “Le ragazzine quasi non ti fanno entrare sul pullman e i controllori…aaaaaah se fossero saliti i controllori…quanto avrei voluto…mi ci sarei litigata, gli avrei detto: beh, ora andate voi a timbrare il biglietto, se ce la fate!”.<img title="Continua..." src="http://www.siderlandia.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-9458"></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT">Per distoglierla dalla rabbia, mia sorella – 17 anni –, con tono sommesso, le fece notare che alle due, quando i pullman scoppiano di adolescenti di ritorno da scuola, dei controllori tarantini non si vede nemmeno l’ombra. Infine si lasciò andare a consigli di consolazione su come e quando non obliterare il biglietto. Piccoli teppisti crescono? No. Semplice istinto di sopravvivenza. Perché, anche se la maggior parte dei nostri genitori ha vissuto, o anche solo visto in tv, il mitico ’68, quella della ressa in pullman, dell’infaticabile attesa alla fermata, della fuga dal maniaco o dal puzzone sulla Circolare Rossa, è una lotta nostra, dei giovani nati negli anni 80/90. Un’esperienza necessaria per chi avesse mai aspirato ad entrare in esercito o in un’università pubblica italiana.<br />
Quel giorno ho intimamente ringraziato Dio per aver dato a mia madre un assaggio di quello che è il duro mondo di un adolescente della periferia di Taranto. Tutto sommato, dando a Cesare quel che è di Cesare, mi tocca riconoscere che dai due anni di assenza dalle scene tarantine, torno piacevolmente colpita dall’aumento dei pullman, da una meno casuale puntualità nelle corse e da una quasi totale sparizione della famosa pratica del salto della corsa, tipica tradizione tarantina.</p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT">In più, in questi giorni il trasporto pubblico cittadino ha puntato al top: la notizia è che l’accordo sindacale di febbraio fra Filt -Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Ugltrasporti, da lunedì permetterà di avere sulle vetture delle telecamere di ultima generazione. 135 dispositivi made in Sinai srl, che funzioneranno da scatola nera in caso di incidenti stradali. Perché? Per arginare un fenomeno di cui personalmente non ho mai sentito parlare, ma che non stento a credere sia la piaga del trasporto pubblico cittadino: i falsi incidenti stradali.<br />
In questo modo verrà tutelata l’azienda, il Comune che la “dirige e coordina”, e le 135 vetture, con annessi passeggeri, che senza telecamera potrebbero esser oggetto di truffaldini incidenti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT">Una miglioria sicuramente, ma non certo una rivoluzione. Gli atavici problemi del trasporto pubblico cittadino continueranno a tramandarsi di generazione in generazione chissà ancora per quanti anni. E, ahimè, a farne le spese saranno ancora i ragazzi che frequentano i licei e gli istituti disseminati per tutta Taranto, gli anziani e i lavoratori che non si possono permettere un’auto. Insomma, quelle stesse fasce deboli che uno stato sociale come il nostro ed un partito come quello del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano – SEL, nato dalla scissione di Rifondazione Comunista &#8211; dovrebbero tutelare.<br />
E se per caso vi steste assillando nella ricerca di una spiegazione a tale e tanto immobilismo, io vi consiglio di cercare nelle parole di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ">Gaber</a>, che in questo caso avrebbe detto: “Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos&#8217;altro”.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Due ragazze e un matrimonio in Svezia. La storia di Ingrid e Lorenza.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 75]]></category>
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		<description><![CDATA[di Serena Miccoli Ingrid e Lorenza hanno deciso di sposarsi ad Ottobre e lo faranno presto: il 21 Giugno. Per me ci sono due cose a fare “notizia” in questa vicenda. La prima è che c&#8217;è ancora chi crede nel matrimonio, concetto un po&#8217; rivalutato sia da chi ha una relazione stabile da tempo, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/da-produzioni-dal-basso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9456" title="da produzioni dal basso" src="http://www.siderlandia.it/wp-content/uploads/2013/05/da-produzioni-dal-basso-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a>di Serena Miccoli<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ingrid e Lorenza hanno deciso di sposarsi ad Ottobre e lo faranno presto: il 21 Giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per me ci sono due cose a fare “notizia” in questa vicenda. <strong>La prima è che c&#8217;è ancora chi crede nel matrimonio</strong>, concetto un po&#8217; rivalutato sia da chi ha una relazione stabile da tempo, sia da chi non ce l&#8217;ha, sia da chi con il tempo e vivendolo ci ha ripensato. Ok, ci sono ancora persone che sognano il grande matrimonio, l&#8217;abito costoso e il tocco di Enzo Miccio, ma nella cerchia di persone che conosco e con cui ho parlato di questo argomento queste sono poche ma, devo dirlo, sinceramente convinte di questa istituzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;altra notizia è che Ingrid e Lorenza si sposano in Svezia</strong>, e non perché fossero alla ricerca di una location esotica per sorprende gli amici, ma perché nel nostro Paese la loro bellissima scelta non può vedersi compiuta. L&#8217;Italia infatti non dà a tutte le persone che si amano la possibilità di sposarsi, nonostante <a href="http://www.gay.tv/news/attualita/unione-europea-unioni-matrimoni-gay-italia/">i richiami da parte della Comunità Europea</a>. <span id="more-9455"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa porta due persone che si amano a compiere il passo del matrimonio? “Ho sempre avuto nella testa che mi sarebbe piaciuto fare un rito, e non perché con questo una relazione valga di più o ci si voglia meno bene se non si fa: secondo me è un rito di passaggio – dice Ingrid, che racconta di amare i matrimoni, anche quelli più tradizionali (<em>avrà mai visto la sobrietà dei video di alcuni <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Egz3DRAQFnA">matrimoni baresi</a>?</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Lorenza invece, fino a qualche anno fa non avrebbe voluto: <strong>il matrimonio in Italia non sarebbe (e non è) valido</strong> e lo vedeva, perciò, come una presa in giro. “Ora ha preso una valenza diversa: <strong>fare questo gesto è mostrare la faccia e dichiarare che in Italia esistono persone a cui viene negata una possibilità e viene leso un diritto. Perciò lo facciamo e quando torniamo dalla Svezia ricorreremo alle vie legali per ottenere il riconoscimento del nostro matrimonio.</strong>”<br />
Seguite da <strong>Cathy Latorre</strong>, avvocata e vicepresidente del <strong>Mit</strong> (Movimento Identità Transessuale), Ingrid e Lorenza si preparano dopo il 21 Giugno ad un percorso lungo per il riconoscimento della loro unione anche in Italia, agli occhi della cui legge le ragazze non saranno sposate: “chi l&#8217;ha fatto, ha dovuto affrontare bocciature su bocciature non essendoci una legge: è abbastanza frustrante” racconta Lorenza, e Ingrid aggiunge “Noi possiamo sposarci in Svezia perché possiamo farlo: avendo io la doppia nazionalità. <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">È</span> permesso solo ai cittadini svedesi di contrarre matrimonio, quindi questo è un privilegio che ho dalla nascita. In alcuni paesi è così, richiedono la residenza; altri no come il Portogallo e la Norvegia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul loro blog <a href="http://www.leidissesi.net/"><strong>Lei disse sì</strong></a> le ragazze raccontano attraverso brevi video il procedere dei preparativi: dall&#8217;annuncio ai familiari, alle discussioni con la stylist circa i vestiti delle spose; dalla scelta degli anelli, all&#8217;entusiasmo delle damigelle e del capo delle damigelle. Sono piccole pillole di quotidianità condivise perché come scrive Lorenza “<strong>vogliamo dimostrare che anche le coppie omosessuali italiane sono pronte ad affrontare lo stress del matrimonio!</strong>”. Ad un mese dal grande giorno mi dicono che gli anelli sono pronti e gli abiti, i <strong>due abiti da sposa</strong>, devono essere confezionati e provati, ma ammettono: “fare un matrimonio all&#8217;estero è più costoso. Avevamo pensato ad una cerimonia con non troppe persone ma, nell&#8217;entusiasmo generale ci siamo trovate oggi ad avere più di 70 invitati i quali pagano da sé viaggio e alloggio. Altre persone che si sono sposate all&#8217;estero hanno cercato di fare le cose in maniera più semplice, con una festa al loro rientro. La faremo anche noi.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il confronto con gli utenti è un altro elemento di spicco del blog: oltre alle foto di <a href="http://www.leidissesi.net/spos-in-fuga/">altre coppie che hanno voluto (</a><a href="http://www.leidissesi.net/spos-in-fuga/"><strong>dovuto</strong></a><a href="http://www.leidissesi.net/spos-in-fuga/">) macinare migliaia di chilometri per sposars</a>i, i commenti dei lettori contengono tutte le sfumature che rendono la storia di Ingrid e Lorenza un esempio. Ci si commuove, si ride e qualcuno condivide la propria storia sognando anche per sé il giorno del matrimonio o quello in cui avrà la forza di fare coming out con i genitori senza troppe aspettative sulle loro reazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Consapevoli di quanto possa essere d&#8217;aiuto per la discussione nel nostro Paese sul riconoscimento delle unioni anche fra persone dello stesso sesso, <strong>il progetto </strong><em><strong>Lei disse sì</strong></em><strong> punta alla realizzazione di un documentario su tutto il percorso di Lorenza e Ingrid</strong>. Il progetto è finanziato dal basso e chiunque voglia contribuire può consultare <a href="http://www.leidissesi.net/sostienici/">questa pagina</a> o, se se ne ha l&#8217;opportunità, può seguire le ragazze in una delle iniziative organizzate da associazioni in giro per l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non permettere a due persone che si amano di legittimare il proprio stare insieme, vivere nella stessa casa, condividere gli stessi momenti di gioia e difficoltà, ritenendole alla pari di due perfette sconosciute è una barbarie e anche una cosa stupida. Non riconoscere alcune coppie sposate all&#8217;estero come coniugate anche in Italia, mentre tutte le altre sì, è una violazione dei diritti bella e buona. Ma l&#8217;Italia persiste nell&#8217;inciviltà, calpestando ogni volta che viene pronunciata quella bella parola, sciorinata ai quattro venti, che è la famiglia (quella vera).</p>
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