Taranto: eppur si muove – Storie di mobilitazione

di Rita Murgese

Qualche mese fa appuntai sulla mia agenda una frase “disoccupazione e marginalità sociale, istituzioni ballerine, svendita di falsa retorica: Taranto come l’Italia, incrocio di due analoghe realtà”. Mettevo in pratica una semplice tecnica appresa durante gli anni di università, che poi si è rivelata uno spunto di riflessione. Avevo appena assistito a una conferenza stampa sulla bonifica e la riqualificazione ambientale del territorio tarantino e la sensazione che ebbi non fu delle migliori, notai una reticenza maleducata da parte dei politici locali e un approccio aggressivo nei confronti dei giornalisti presenti.

Eppure Taranto quel giorno, come oggi, si mostrava protagonista di un reale cambiamento, ambìto soprattutto dai cittadini, abituati a sentire della loro città unicamente come polo industriale e militare. Il contesto mediatico non era a loro favore, pochi mesi prima il gip Patrizia Todisco fece accendere i riflettori su Taranto con la sua ordinanza contro l’Ilva.

L’aspetto (dis)occupazionale e la conseguente nascita di nuove forme di civic engagement non hanno trovato riscontro immediato nei media nazionali, gettando l’ombra nei confronti di una città che dice basta alle facili etichette e all’assedio industriale e militare che ha danneggiato la sua integrità urbanistica.

Taranto è soprattutto attivismo e cura dell’ambiente, è riqualificazione autoctona, è apertura, è sacrificio e lavoro a-politico per l’acquisizione di una nuova immagine.

Di fronte al bivio della mobilitazione i ragazzi di Taranto decidono di aggregarsi, a volte con modalità differenti ma tutti per un unico obiettivo: ridare ampio respiro alla città.

In una logica di sviluppo delle aree urbane e di riqualificazione degli spazi verdi i ragazzi di “Ammazza che Piazza” ripuliscono i contesti cittadini abbandonati, surclassando le istituzioni e gli enti gestori dei servizi ambientali, mentre cittadini, lavoratori, studenti, precari e disoccupati costituiscono il “Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti” nato quasi da un “golpe pubblico il 2 agosto 2012. Da quel giorno, organizzati in una struttura organica volta all’apertura, si riuniscono e discutono, creano eventi di autofinanziamento, danno voce a classi eterogenee di persone perché sono mossi dalla convinzione che insieme si può essere protagonisti di un grande cambiamento. I festeggiamenti organizzati in occasione del 1 maggio rappresentano un esempio per diffondere a Taranto un sano entusiasmo rivoluzionario che suggerisce alla città una prospettiva di conversione turistica.

Per ritornare alla riflessione iniziale Taranto è un microcosmo da cui attingere la voglia di modificare lo stato delle cose, anche se le criticità sono ancora molte (c’è la stessa volontà di intenti all’interno delle varie associazioni di cittadini?). Inoltre quando i grandi  mezzi di comunicazione parlano sempre degli stessi aspetti e la classe media tarantina, quella diffidente, si affida all’incompleto flusso informativo mediatico per dare forma alla propria opinione, il lavoro per la parte attiva della città, quella del “cambiamento” è più difficile.

Anche perché le istituzioni sono assenti, tendono a prendere e sviluppare delle soluzioni di breve periodo: pillole ad effetto immediato. Chi si domanda dell’”adesso in poi” riceve difficilmente risposta: purtroppo vige l’impero dello spreco di risorse pubbliche.

Taranto appare oggi come un modello di azione concreta, come l’Italia che si guarda allo specchio.